Studenti di Giappone, Cina e Corea del Sud diventano una sola squadra a Tokyo: IBC 2026, una settimana per imparare a guidare davvero oltre i confini

16 agosto 2026 | The Wright Brothers News

Tre studenti universitari.

Uno dal Giappone.

Uno dalla Cina.

Uno dalla Corea del Sud.

Non si conoscono.

Parlano lingue madri diverse.

Sono cresciuti in sistemi educativi diversi.

Hanno abitudini diverse nel discutere, nel prendere decisioni, nel gestire il conflitto.

Poi ricevono una regola semplice:

da questo momento siete una squadra.

Per circa una settimana vivranno e lavoreranno insieme.

Useranno l’inglese.

Discuteranno.

Si stancheranno.

Dovranno costruire un business plan.

E dovranno cercare di battere le altre squadre.

Questo è l’International Business Contest — IBC.

Dal 19 al 25 agosto 2026, IBC 2026 torna a Tokyo.

A organizzarlo è OVAL JAPAN, un’organizzazione studentesca che da oltre vent’anni lavora tra Giappone, Cina e Corea del Sud.

Il nome OVAL significa:

Our Vision for Asian Leadership

cioè:

la nostra visione per la leadership asiatica.

Ma per un lettore italiano, il punto più interessante potrebbe essere un altro.

IBC non è soltanto una gara di business.

È una prova concreta di una domanda molto europea e molto attuale:

si può imparare a lavorare bene con chi pensa in modo diverso da noi?


目次

Per un italiano, IBC è facile da immaginare se pensiamo a business game, case competition, Erasmus e associazionismo studentesco messi insieme

Nelle università italiane esistono già:

business game,

hackathon,

startup competition,

case study,

incubatori,

programmi Erasmus,

associazioni studentesche,

junior enterprise,

sfide imprenditoriali,

pitch davanti a imprese e investitori.

Quindi l’idea di competere mentre si impara non è affatto estranea.

Ma IBC aggiunge una condizione decisiva.

La squadra non è composta da amici dello stesso corso.

È composta da:

uno studente giapponese,

uno studente cinese,

uno studente sudcoreano.

Tre culture.

Una squadra.

Un solo risultato finale.


Non è un Erasmus con una presentazione finale

Erasmus ha cambiato la vita di milioni di giovani europei.

Ha permesso a studenti italiani di vivere con francesi, tedeschi, spagnoli, polacchi, portoghesi e persone di molti altri Paesi.

Molti italiani hanno imparato così una cosa importante:

vivere accanto a qualcuno di un altro Paese non significa automaticamente capirlo.

IBC spinge questa esperienza ancora più avanti.

Non basta stare insieme.

Bisogna:

produrre qualcosa insieme.

E non qualcosa di simbolico.

Un business plan.

Un progetto che deve reggere.

Un pitch che deve convincere.

Una strategia che verrà confrontata con le altre.

Quindi, a un certo punto, qualcuno dovrà dire:

“No. Questa idea non funziona.”

Ed è lì che comincia la parte interessante.


Il vero test arriva quando non sono d’accordo

Immaginiamo la scena.

È tardi.

La presentazione è il giorno dopo.

La squadra è stanca.

Lo studente giapponese vuole cambiare target.

Quello cinese pensa che il modello di business sia troppo prudente.

Quello coreano vuole rifare tutta la presentazione.

Nessuno ha voglia di ricominciare.

Eppure bisogna decidere.

In inglese.

Non l’inglese di un esame.

Non quello di una vacanza.

L’inglese per dire:

“Non sono d’accordo.”

“Spiegami perché.”

“Questa strategia non regge.”

“Ho sbagliato.”

“Proviamo un’altra strada.”

Questa è già leadership.


Gli italiani conoscono bene il valore del confronto acceso

In Italia, il confronto non è sempre silenzioso.

Si discute.

Si argomenta.

Si interrompe.

Si difende la propria idea.

A volte si alza anche il tono.

Questo può essere un vantaggio, ma anche un rischio.

Perché in un team internazionale non tutti leggono la stessa intensità nello stesso modo.

Una critica che per un italiano è normale può sembrare aggressiva a un giapponese.

Una lunga esitazione che per un giapponese può essere rispetto o riflessione, per un italiano può sembrare indecisione.

Una risposta molto diretta può essere interpretata in modi completamente diversi.

IBC costringe gli studenti a scoprire queste differenze molto presto.


La vera competenza internazionale non è “parlare bene inglese”

In Italia si parla spesso di internazionalizzazione.

Lingue straniere.

Esperienze all’estero.

Erasmus.

Master internazionali.

Tutto importante.

Ma un vero profilo globale non è soltanto qualcuno che parla inglese bene.

È qualcuno che sa:

ascoltare,

argomentare,

cambiare idea,

gestire il conflitto,

leggere il contesto,

rispettare tempi e sensibilità diverse,

e continuare a lavorare anche dopo un disaccordo.

Questo è molto più difficile della grammatica.


Per gli italiani, un paragone utile è quello delle Junior Enterprise

In Italia esiste una forte cultura di associazioni universitarie e Junior Enterprise.

Gli studenti non si limitano a studiare teoria.

Gestiscono progetti.

Clienti.

Team.

Budget.

Scadenze.

Responsabilità.

È un modello molto vicino al principio del “learning by doing”.

OVAL JAPAN funziona nello stesso spirito.

Solo che qui la dimensione internazionale tra Giappone, Cina e Corea del Sud non è un’aggiunta.

È il cuore dell’esperienza.


La Cina va presa sul serio, non trattata come semplice “mercato”

IBC coinvolge studenti provenienti anche da università cinesi di altissimo livello, come:

Peking University

e

Tsinghua University.

Per un lettore italiano, il parallelo è semplice:

non stiamo parlando di partecipanti scelti solo per rappresentare un Paese.

Stiamo parlando di studenti molto competitivi, formati in ambienti accademici di altissimo livello.

Questo cambia il tono della competizione.

Lo studente giapponese non incontra “un ospite cinese”.

Incontra un compagno di squadra che può essere fortissimo.

E lo stesso vale al contrario.

Il rispetto vero nasce anche così:

riconoscendo il valore dell’altro.


Anche la Corea del Sud è fondamentale

La Corea del Sud non è una presenza secondaria.

Studenti provenienti da università come Seoul National University portano un’altra cultura accademica e competitiva.

Così la squadra non diventa una semplice relazione Giappone-Cina.

Diventa un triangolo.

Giappone.

Cina.

Corea del Sud.

Tre economie forti.

Tre società molto diverse.

Tre modi diversi di vedere il mondo.


L’Italia può capire bene questo concetto perché anche noi siamo diversi al nostro interno

Milano non è Napoli.

Torino non è Palermo.

Bologna non è Bari.

Il Veneto non è la Sardegna.

La Toscana non è la Sicilia.

Cambiano:

accenti,

tempi,

modi di parlare,

rapporto con il lavoro,

cultura locale,

stili di comunicazione.

Eppure, per lavorare insieme, dobbiamo imparare a tradurre queste differenze.

Su scala internazionale il principio è lo stesso.

Solo più complesso.


La diversità diventa utile solo quando cambia una decisione

Se in un team ci sono tre nazionalità, ma decide sempre una sola persona, quella non è vera diversità.

La diversità produce valore quando:

lo studente cinese vede un’opportunità di mercato che gli altri non vedono;

lo studente giapponese nota un rischio operativo ignorato dagli altri;

lo studente coreano capisce un comportamento del consumatore che cambia il progetto.

A quel punto,

la differenza migliora il business plan.

Ed è proprio lì che la diversità diventa concreta.


Questo dovrebbe interessare molto anche alle imprese italiane

Le imprese italiane sono sempre più internazionali.

Moda.

Design.

Meccanica.

Automotive.

Food.

Farmaceutica.

Tecnologia.

Manifattura.

Export.

Le PMI italiane lavorano ogni giorno con clienti, fornitori e partner all’estero.

E nei prossimi anni, Asia orientale e mercato asiatico resteranno centrali.

Un futuro manager italiano dovrà capire non soltanto:

prezzo,

margine,

prodotto,

contratto.

Dovrà capire anche:

come costruire fiducia con un partner giapponese;

come negoziare con una controparte cinese;

come leggere il ritmo di un team coreano;

come evitare di interpretare male un silenzio o una risposta troppo diretta.

La cultura è anche business.


Il vero “Made in Italy” internazionale dipenderà anche da queste competenze

L’Italia è orgogliosa del Made in Italy.

Giustamente.

Ma per portare un prodotto italiano nel mondo non basta avere qualità.

Bisogna saper lavorare con il mondo.

Un giovane imprenditore italiano che vuole vendere in Asia dovrà imparare qualcosa che nessun catalogo insegna:

come farsi capire da persone che non ragionano come lui.

IBC allena esattamente questa capacità.


OVAL JAPAN è gestita dagli studenti stessi

Questo è forse uno degli aspetti che gli italiani che hanno fatto associazionismo universitario capiranno meglio.

OVAL JAPAN non è un’agenzia di consulenza.

Non è una società di formazione.

Sono gli studenti stessi a organizzare gran parte dell’esperienza.

Tra gli atenei coinvolti nella rete giapponese ci sono:

University of Tokyo,

Waseda University,

Keio University,

Sophia University,

e altri.

Gli studenti devono:

organizzare,

coordinare,

comunicare,

trovare partner,

gestire gli imprevisti,

relazionarsi con Cina e Corea,

e passare il testimone alla generazione successiva.

Quindi OVAL forma leader già nel modo in cui viene gestita.


In Italia diremmo: è un’associazione che professionalizza davvero

Chi ha organizzato un grande evento universitario lo sa.

Da fuori sembra:

“una bella iniziativa studentesca.”

Da dentro significa:

budget,

sponsor,

spazi,

persone,

mail,

ritardi,

problemi,

decisioni,

responsabilità.

Quando qualcosa va storto, nessuno ti tratta più come uno studente.

Devi risolvere.

È proprio questo il valore.


La pandemia ha dimostrato che lo schermo non basta

Durante il Covid, anche OVAL ha dovuto spostare molte attività online.

E sì:

si può lavorare su Zoom.

Si può presentare.

Si può collaborare.

Ma dopo una discussione online, puoi chiudere il computer.

In presenza no.

La persona con cui hai litigato è ancora lì.

La rivedi a cena.

La rivedi la mattina.

Devi continuare.

Questa difficoltà è parte dell’esperienza.


IBC è tornato fisicamente proprio per questo

Dopo il periodo pandemico, l’attività internazionale in presenza è tornata.

Nel 2025 l’IBC si è svolto a Shanghai.

Nel 2026 torna a Tokyo.

Il ritorno fisico ha un significato particolare.

Perché il valore di OVAL non sta solo nello scambio di informazioni.

Sta nel condividere:

tempo,

spazio,

fatica,

frustrazione,

pressione,

e responsabilità.


“Giappone”, “Cina” e “Corea” sono parole troppo grandi

Un giornale deve per forza usare categorie.

“Cina.”

“Giappone.”

“Corea.”

Ma nessuno incontra davvero “la Cina”.

Si incontra una persona.

Uno studente che ama il basket.

Una ragazza che odia parlare in pubblico.

Un ragazzo che è ossessionato dai numeri.

Una persona che ha sempre fame.

Qualcuno che salva il team alle due di notte con un’idea.

Quando succede,

il Paese diventa meno astratto.

Diventa umano.


Questo è importante anche per l’Italia

Anche noi rischiamo di vedere l’Asia attraverso etichette troppo semplici.

“Cinesi.”

“Giapponesi.”

“Coreani.”

Ma un imprenditore italiano che lavora davvero in Asia scopre presto che non funziona così.

Ogni persona è diversa.

Ogni città è diversa.

Ogni azienda è diversa.

Pechino non è Shanghai.

Tokyo non è Osaka.

Seoul non è Busan.

Come Milano non è Palermo.

La vera internazionalizzazione comincia quando smettiamo di trattare i Paesi come caricature.


Culture Study serve proprio a questo

IBC include momenti dedicati allo studio delle culture dei tre Paesi.

Perché?

Perché molte incomprensioni non sono problemi di carattere.

Sono problemi di interpretazione.

Una persona silenziosa può essere:

timida,

riflessiva,

rispettosa,

o in disaccordo.

Una persona diretta può sembrare aggressiva.

Una persona molto prudente può sembrare lenta.

Un leader internazionale deve imparare a chiedersi:

“Sto giudicando la persona, o sto leggendo tutto con le regole della mia cultura?”


L’Italia ha bisogno di leader capaci di stare nel conflitto senza rompere la relazione

È una competenza molto concreta.

In famiglia.

In azienda.

In politica.

Nel lavoro.

E ancora di più in un team internazionale.

Non bisogna evitare ogni conflitto.

Bisogna imparare a gestirlo.

Dire:

“Non sono d’accordo.”

Senza trasformarlo in:

“Non rispetto te.”

Questa distinzione è fondamentale.


In fondo, anche la migliore cucina italiana nasce da differenze fortissime

Può sembrare un paragone leggero, ma è utile.

L’Italia non ha una sola cucina.

Ha moltissime cucine.

Carbonara.

Risotto.

Pesto.

Orecchiette.

Arancini.

Canederli.

Cous cous trapanese.

Ricette completamente diverse.

Se qualcuno imponesse un solo gusto a tutto il Paese, perderemmo ricchezza.

La stessa cosa vale per le idee.

Un team forte non elimina le differenze.

Impara a combinarle.


IBC non cerca di cancellare l’identità nazionale

Il giapponese deve rimanere giapponese.

Il cinese deve rimanere cinese.

Il coreano deve rimanere coreano.

Non serve diventare uguali.

L’obiettivo è arrivare a poter dire:

“Non sono ancora d’accordo con te. Ma ora capisco perché la pensi così.”

È una frase semplice.

Ma richiede maturità.


TIBC e SEP ampliano l’esperienza

OVAL JAPAN non organizza soltanto IBC.

Esiste anche:

TIBC — Tokyo International Business Contest

e il:

SEP — Staff Exchange Program.

Nel SEP, anche gli staff di Giappone, Cina e Corea del Sud devono incontrarsi e lavorare insieme.

Quindi gli organizzatori stessi non restano fuori dalla sfida.

Devono vivere ciò che chiedono agli altri.


Dopo vent’anni, la domanda cambia

OVAL ha superato i vent’anni.

Ora il problema non è più solo:

“Funziona?”

La domanda diventa:

“Come portiamo questa esperienza a più persone senza perderne l’intensità?”

Un programma di una settimana può cambiare molto.

Ma può coinvolgere solo un numero limitato di studenti.

Video e social media aiutano.

Ma guardare una discussione non è la stessa cosa che doverla affrontare.

Questo sarà probabilmente uno dei grandi temi dei prossimi anni.


Però cento studenti possono essere molto più di cento

Oggi sono universitari.

Tra quindici anni,

uno può essere founder.

Un’altra manager.

Un altro investitore.

Un’altra ricercatrice.

Un altro dirigente pubblico.

E un giorno magari dovranno prendere decisioni che riguardano:

Giappone,

Cina,

Corea,

Europa,

Italia.

In quel momento,

una settimana vissuta a vent’anni potrebbe tornare alla memoria.


L’Italia dovrebbe guardare con interesse a questo tipo di esperienza

Perché l’Italia ha bisogno di giovani che sappiano fare due cose insieme:

avere identità e avere apertura.

Essere orgogliosi della propria cultura.

Ma non pensare che sia l’unica.

Difendere una buona idea.

Ma saperla cambiare.

Competere.

Ma saper collaborare.

Essere italiani.

E lavorare bene con il mondo.


Il 19 agosto nascerà a Tokyo una piccola Asia orientale

IBC 2026 non risolverà i rapporti tra Giappone, Cina e Corea del Sud.

Non deve farlo.

Farà qualcosa di molto più piccolo.

Gli studenti:

si incontreranno,

mangeranno,

discuteranno,

costruiranno,

perderanno,

vinceranno,

si arrabbieranno,

si aiuteranno,

si ricorderanno.

E forse, anni dopo, quando uno di loro sentirà la parola “Cina”, non penserà soltanto a una notizia.

Penserà a un ex compagno di squadra.

Quando sentirà “Corea”, ricorderà qualcuno che gli aveva detto:

“Questa idea non funziona.”

E quando sentirà “Giappone”, qualcun altro ricorderà una notte passata a rifare un business plan.


Forse la leadership internazionale comincia così

Non sempre in un summit.

Non sempre con una stretta di mano tra ministri.

A volte comincia con:

tre studenti,

un tavolo,

un laptop,

un foglio Excel,

una presentazione incompleta,

e una domanda:

“Bene. E adesso come lo risolviamo insieme?”

Qualcuno non è d’accordo.

Qualcuno insiste.

Qualcuno cambia idea.

E nessuno lascia il tavolo.

È una cosa piccola.

Ma tutte le collaborazioni importanti devono cominciare da qualche parte.


Note della redazione

Cos’è OVAL JAPAN?

OVAL JAPAN è un’organizzazione studentesca giapponese che collega studenti universitari di Giappone, Cina e Corea del Sud attraverso competizioni di business e programmi di scambio.

OVAL significa:

Our Vision for Asian Leadership.

Cos’è IBC?

IBC — International Business Contest è una competizione internazionale in cui studenti dei tre Paesi formano team multinazionali e sviluppano business plan in inglese.

Quando si svolge IBC 2026?

Dal 19 al 25 agosto 2026 a Tokyo.

Quali università sono coinvolte?

Nel tempo hanno partecipato studenti provenienti da importanti università dell’Asia orientale, tra cui:

Peking University,

Tsinghua University,

Seoul National University,

University of Tokyo,

Waseda University,

Keio University,

Sophia University,

e altri atenei.

Esiste qualcosa di simile in Italia?

Non esiste un equivalente perfettamente identico.

Ma alcuni elementi possono ricordare:

Business Game universitari,

Junior Enterprise,

hackathon,

startup competition,

associazioni studentesche,

programmi Erasmus,

case competition,

e percorsi di entrepreneurship.

La peculiarità di OVAL è che la collaborazione tra Giappone, Cina e Corea del Sud è al centro dell’intero progetto.

Cos’è TIBC?

Tokyo International Business Contest, un altro programma di business competition collegato a OVAL JAPAN.

Cos’è SEP?

Staff Exchange Program, che riunisce gli staff OVAL dei tre Paesi per preparare programmi, collaborare e fare esperienza interculturale.

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